L’arte della felicità

Questo testo è nato grazie alle sensazioni innescate dal film “L’arte della felicità” diretto da Alessandro Rak.

© Gnut

Cos’è in quelle quattro note che mi commuove così tanto? O forse è la voce? Possibile che sia quello che dice? E se fosse semplicemente la lingua che usa?

Non sono una persona nostalgica, ma questa canzone ha il potere di commuovermi e risvegliare ricordi di casa. Non è solamente bella musica, sono le braccia di una persona amata pronte ad accogliere il tuo pianto disperato, il tuo sfogo isterico, il tuo doloroso silenzio. Sono labbra fidate che ti sussurrano di lasciarti andare, tutto va bene, sei al sicuro; e tu gli credi. Continua a leggere

A volte bisogna dirlo

Una cara amica una volta mi disse di non dare per scontati i miei genitori. Mi accorgo di non aver mai seguito il suo consiglio. Mia mamma è salita su quel treno in partenza salutandomi frettolosamente e lì mi ha colpito. Non come un pugno nello stomaco, ma come una carezza sul cuore.

L’affetto che provo per i miei vecchi è custodito gelosamente. La mia famiglia è una di quelle dove dirsi che ci amiamo è considerato fuori moda. Lo sappiamo e questo basta.

Ma a volte non basta. A volte dovremmo dircelo che ci vogliamo bene.

 

Mamma,

amo la tua pronuncia più maremmana della mia e il tuo accento straniero che ti viene sempre rinfacciato, e amo che ti arrabbi per questo. Amo che parli una lingua in estinzione.

La tua passione per la pioggia e l’inverno.

Il tuo amore per i ricordi.

Quello che hai conservato della tua vita passata e quello che aggiungi di nuovo ogni giorno.

Amo che ti prendi cura della nostra famiglia.

 

Papà,

amo la tua passione ornitologica che ci riversi addosso malgrado il nostro disinteresse e che si appiccica lo stesso ai nostri neuroni.

Quando fai battute a tavola, ma ancor più quando dibatti di attualità e politica.

Che mi abbia insegnato a giocare a scacchi.

La tua passione per i libri e le storie d’avventura.

Amo che porti quel tocco di ridicolo alla nostra famiglia.

 

Alba,

amo la tua passione smisurata per i fumetti e amo che tu abbia scelto di rincorrerla.

La tua forza e indipendenza.

Quando fai sembrare tutto o bianco o nero.

Amo che tu sia la mia sorellina anche se spesso sono io la più incosciente.

 

Elena,

amo la tua creatività e continua ricerca d’ispirazione.

Che mi abbia sempre spinto a fare quello che voglio.

La tua fiducia negli altri.

Amo che tu sia la sorella maggiore che ci sopporta e sostiene.

Babele

babele

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S’aggrovigliano parole confuse. Bonjour, good morning, guten Tag! Infine la lingua corretta affiora, ma non resiste a lungo. Costruzioni di frasi che si mischiano, ortografie si confondono, tutte queste regole mi danno il mal di testa. A scuola ci insegnano a non separare le materie in cassetti, ma hanno mai visto cosa succede a lasciare tante lingue libere di unirsi? Continua a leggere

Back at school

Sight

I enter the deserted building following the little signs in the lobby. The lift brings me effortlessly to the second floor which is in complete darkness. Am I too early? Is the University still closed? I feel like a burglar: alone and afraid of any sound I might make.
I wait still a few seconds and then decide to stagger in the vague direction of what looks like a doorway hoping to encounter a switch on my way there. Continua a leggere