Senza titolo

Ed eccola la stramaledetta parola. E lo sapevo! lo sentivo! ma mi ha pugnalato alle spalle ugualmente. Mi sono bloccata senza saper che fare. Non sapendo come reagire non ho fatto nulla. Gelata sul posto non ho saputo aprir bocca e ho lasciato che fossero gli altri a condurre la scena mentre le mie budella si annodavano urlando lì dove la mia voce invece ammutoliva.

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Smile, you’re live!

© Nakjry

© Nakjry

Skating past a row of raised phones I suddenly feel observed. All these faces that look through high quality screens are so worried to capture this instant that they don’t live it and never will.

What of the sounds around them? What of the smells? What of the friends they came with? What of the emotions they will boast about? They freeze the scene for the absents and posterity. Their sight focused on the little show recorded by their plastic boxes. The five inch people on the monitor much more interesting than the real ones standing a few feet away from them. Their fingers itch to share the precious evidence with acquaintances and family: “Look how much fun I’m having!”. Proof of events they have watched as if they weren’t there.

We have lost the art of enjoying the moment, savouring every second we experience with the people we love. We have abandoned the craft of leaving the memory build into a story that grows and develops with the telling. Today we can show instant reality and therefore we must.

Miraggi in volo

© gde-fon.com

© gde-fon.com

Un mare arrabbiato che inghiotte le montagne. Un mare piatto così bianco da riflettere la luce abbagliante del sole appena sorto. La linea dell’orizzonte è come dipinta da un grande maestro: rossi e aranci intensi e sfacciati.

Trae in inganno questo oceano di nuvole basse e compatte. Non si tratta dei soliti cumuli di zucchero filato, degli stessi batuffoli di cotone che ci immaginiamo ci accoglieranno in paradiso. Ha la forza di un miraggio: siamo convinti di vedere l’accavallarsi di onde spumose. Una distesa che si estende fino a dove l’occhio riesce a vedere, s’increspa e incanta.

La testa dell’aereo s’inclina e il resto del suo corpo di metallo la segue tuffandosi. L’oceano bianco incombe senza perdere la sua illusione. Rompiamo la superficie senza un rumore; ci guardiamo intorno disorientati, l’improvvisa assenza di luce ci ha presi di sorpresa. Immergendoci abbiamo abbandonato il bagliore del cielo e ci siamo rifugiati in un mondo sommerso popolato da grigie ombre.

Per qualche attimo ancora i blu e verdi della campagna sottostante paiono rocce e alghe di un fondo marino. Poi le prime case sempre più vicine spezzano l’incanto; Pisa riempie il nostro campo visivo avvolta in una tetra coperta invernale.