Ricordando Franko

Guardo il riflesso metallico del binario davanti a me, non più oggetto di vita quotidiana, ma fantasma di un male che sfioro senza capire. Abbandonata dalle stesse parole che mi hanno in così tante occasioni consolata, mi sento impotente. Sono solita trovare conforto nel suono di una frase ben costruita, tremante d’emozione. Non stavolta. Vana è la mia ricerca, continuo ad ottenere la stessa risposta: silenzio. Qualsiasi cosa possa dire è sbagliata, banale, proforma, insensibile.

S’insinua allora il desiderio di un contatto fisico, del calore rassicurante dell’abbraccio di un altro essere umano colpito dalla stessa tragedia. Qualcuno che capisca e condivida il peso di questo vuoto.

Vedo sfilare davanti a me quel gruppo di giovani monelli, facce che ogni volta mi strappano un sorriso perché sempre calorose e accoglienti, generose e genuine, malgrado la loro fama di piantagrane. Giovani pieni di creatività e di progetti. Giovani che hanno intrapreso strade diverse, eppure ritornano nel paese insignificante che li ha visti crescere e quando si ritrovano sembrano non essersi mai persi di vista. Lontana, posso solo immaginare i loro volti tormentati. Abbraccio ognuno di loro sperando che il mio pensiero li raggiunga portando con se un po’ di vicinanza e calore.

Era il più quieto, timido e riservato. Aveva una voce profonda che usava raramente. Ma tutto ciò che non diceva lo dipingeva.

Nell’ombra danzante dei pini della via Maremmana si staglia la sua figura snella. Concentrato sul nodo di braccia intrecciate che sta dipingendo asciuga il pennello e lo immerge nuovamente nella mistura di acquarello. Frank! Con una battuta appaiono gli amici, si fermano per fare quattro chiacchiere, organizzare la serata, ammirare l’opera. Un giorno d’estate, caldo e piacevolmente rinfrescato dalla brezza marina. Un pomeriggio sereno.

Con quell’aria di chi è perennemente perso nei suoi pensieri, aveva un modo tutto suo di creare opere di una bellezza viscerale. Immagini così vivide da diventare indimeticabili. Era un animo puro. Troppo sensibile per questa società. Uno spirito lontano mille miglia, a caccia di qualcosa che questa vita non ha saputo dargli.

Stiamo sbagliando tutto, se nella nostra disperata corsa verso il futuro sono queste le persone che calpestiamo e abbandoniamo. Stiamo sbagliando tutto.

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