La solitudine dietro al suo sorriso

Ho un ricordo indistinto, di quelli che non sai più dire con certezza se sia reale, sognato o costruito. Mia madre mi dice che somiglio a mio zio Paul, suo fratello, perché ho la tendenza a non dare alcun valore al denaro. Il suo tono non è di rimprovero, anzi è tenero, ma velato d’inquietudine. Il mio stile di vita la preoccupa. Teme di rivedere davanti ai miei passi aprirsi le trappole in cui mio zio è caduto. Non credo si sia mai perdonata di averlo lasciato andare per la sua strada.

Mio zio Paul è rimasto un estraneo ai miei occhi. Del resto non l’ho mai chiamato “zio”; forse perché più giovane rispetto ai miei zii paterni, forse perché nessuno in casa lo chiamava così, ma semplicemente “Paul”. Non l’ho mai conosciuto bene perché all’età in cui cominciavo a capire qualcosa del mondo, andavamo sempre più raramente in Lussemburgo. Paul era una delle ragioni per cui facevamo queste corte vacanze. Tuttavia il tempo passato con lui non era mai molto. A volte non c’era perché alla ricerca di una formula magica che gli permettesse di raggiungere una forma di felicità. Altre volte il suo tempo era dettato dagli orari dell’istituto in cui cercava di disintossicarsi.

Forse proprio perché i nostri contatti sono stati così rari ho l’impressione di poter descrivere con chiarezza ognuno di questi. Ricordo con particolare dettaglio una giornata passata in sua compagnia. Era durante uno dei suoi periodi sobri, al termine di una fase di disintossicazione. Il suo corpo slanciato era spaventosamente magro e malgrado il suo sorriso sincero e caloroso, il suo viso portava segni evidenti di sofferenza. Mia madre volle fare una foto per immortalare il tempo passato insieme. Il risultato è ancora appeso sul muro bianco e poroso della nostra casa: appoggiati al muro di un ponticello, con un parco sullo sfondo, ci siamo io e mia sorella con mio zio Paul al centro. Sorridiamo tutti e tre: io e mia sorella, due preadolescenti vestite secondo il revival hippie dei primi anni 2000, e mio zio con il suo stile un po’ rock. Rivedo ancora l’attimo esatto di quello scatto, malgrado non sappia l’anno o il giorno, perché ancora oggi mi rimprovero di aver sentito il desiderio di allontanarmi da Paul. Sono riuscita a trattenere l’istinto di respingere il suo abbraccio perché cosciente che questo avrebbe ferito non solo lui, ma mia madre. Quel sentimento è la mia vergogna e non saprei spiegare esattamente perché volessi tenere mio zio a distanza: paura? Diffidenza? Repulsione?

Come ho potuto provare uno qualsiasi di questi sentimenti quando lui ha sempre dimostrato un sincero affetto nei nostri confronti? È lui che mi ha regalato la mia prima macchina fotografica, lui uno dei miei parenti ad avere una vera sensibilità per le diverse forme d’arte. E se non ho compreso il dolore di mia madre alla sua morte è stato più per ignoranza che per disprezzo. Oggi guardandomi allo specchio mi convinco di aver sviluppato un sorriso che rispecchia quello di mio zio che è impresso così profondamente nella mia memoria. Un raggio di sole nel buio, un abbraccio in una giornata fredda. Sono rari i sorrisi così onesti perché profondamente legati al bisogno di combattere la solitudine. Mi chiedo se mia madre non avesse più ragione di quanto pensasse a paragonarmi a mio zio Paul e spero di far vivere alcune delle sue qualità in quello che faccio. Sarebbe un modo per espiare la colpa di non averlo apprezzato ed amato come avrebbe meritato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...