Mons

Che giorno glorioso!

Malgrado la stanchezza e la fatica, un’energia inebriante mi tiene sveglia. Il grigio lavato via, sciolto dal calore del sole. Io sola infine, in viaggio: mi godo la possibilità di muovermi al mio ritmo, senza preoccuparmi di far contento chi mi accompagna.

Sembra un giorno qualunque, non c’è la calma piatta delle famiglie rinchiuse per condividere il pranzo pasquale. Le strade e i mezzi sono invasi da persone che vogliono approfittare del sole e delle vacanze, e che se ne fregano delle tradizioni cristiane. Fanno bene. Questa Pasqua ci regala tempo e sole, perché desiderare altro?

Una città in cantiere.

La folla è diretta altrove, attratta da lunghe file per andarsi a rinchiudere in un museo che sarà lì anche domani e il giorno dopo ancora. I miei passi preferiscono risuonare sul pavimento irregolare delle vie urbane. Naso all’insù, il mio sguardo vaga curioso. Devo avere l’aria perennemente persa… è bello perdersi in una città nuova, sconosciuta, ci sono molte più probabilità di scoprire qualcosa di nascosto.

Trovare le installazioni sparse nel centro cittadino è una caccia al tesoro. Le diverse tappe mi costringono ad attraversare il centro di Mons in ogni sua direzione ed è forse per questo che gli perdono di essere, per la maggior parte, deludenti. Mi sorprendono invece le rapide apparizioni d’arte urbana un po’ politica, un po’ ironica, un po’ poetica.

Il mio primo sguardo sulla città è caduto su una lunga striscia di poesia incollata a mo’ di battiscopa sulla facciata di una casa. Per un po’ mi sono fatta guidare dalle parole e ho seguito il suono di quelle frasi fino a un punto panoramico impressionante. Il centro è puntellato da edifici d’architettura più omogenea e popolare, fatta eccezione delle numerose e imponenti chiese, mentre ad abbracciarlo sono i cantieri moderni della cinta esterna.

Ritrovo la folla nella piazza principale, animata dai caffè e dalla gente seduta al sole. Una serie di palle da pilates formano un tappeto al centro della piazza, probabilmente pensato per sdraiarsi e rilassarsi, ma i bambini se ne sono appropriati e ne hanno fatto il loro castello. Giocano a rincorrersi sulla superficie irregolare e precaria ed è tutto lì il gioco: nel cadere senza farsi male. Altri si divertono a spostare le palle per provare a costruire qualcosa di diverso, ma queste sono in parte riempite d’acqua e sono troppo pesanti per riuscire nell’impresa, allora si corre e si salta.

La musica è il dettaglio che rende questa giornata perfetta. Rinchiusa in una piccola sala prove mi faccio incantare dall’esecuzione registrata della toccata e fuga in re minore di Bach. L’organo diventa magico interprete di suoni che sono intrinsecamente rock.

Sono semplici gli ingredienti del buonumore: una giornata che scorre al ritmo del tuo cuore, né troppo velocemente, né troppo lentamente; una giornata che scalda l’animo e risplende; una giornata che scandisce musica rivelandoti la magia nascosta delle cose.

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