Miraggi in volo

© gde-fon.com
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Un mare arrabbiato che inghiotte le montagne. Un mare piatto così bianco da riflettere la luce abbagliante del sole appena sorto. La linea dell’orizzonte è come dipinta da un grande maestro: rossi e aranci intensi e sfacciati.

Trae in inganno questo oceano di nuvole basse e compatte. Non si tratta dei soliti cumuli di zucchero filato, degli stessi batuffoli di cotone che ci immaginiamo ci accoglieranno in paradiso. Ha la forza di un miraggio: siamo convinti di vedere l’accavallarsi di onde spumose. Una distesa che si estende fino a dove l’occhio riesce a vedere, s’increspa e incanta.

La testa dell’aereo s’inclina e il resto del suo corpo di metallo la segue tuffandosi. L’oceano bianco incombe senza perdere la sua illusione. Rompiamo la superficie senza un rumore; ci guardiamo intorno disorientati, l’improvvisa assenza di luce ci ha presi di sorpresa. Immergendoci abbiamo abbandonato il bagliore del cielo e ci siamo rifugiati in un mondo sommerso popolato da grigie ombre.

Per qualche attimo ancora i blu e verdi della campagna sottostante paiono rocce e alghe di un fondo marino. Poi le prime case sempre più vicine spezzano l’incanto; Pisa riempie il nostro campo visivo avvolta in una tetra coperta invernale.

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