Stavolta vorrei restare

Tramonto alla foce dell’Albegna

Papaveri allineati lungo la superstrada, corolle al vento come tante mani impazienti di salutarmi. Ciao! Tappeto rosso da Oscar srotolato in fretta e furia per dirmi addio.

Quando sono arrivata è stata la mia pelle a riconoscere l’aria di casa: il profumo estivo di ginestre e fieno, il bacio di un sole presuntuoso e prepotente, la carezza maliziosa di un venticello fresco. È tutto tatuato sottopelle: una mappa che reagisce con brividi di piacere quando riconosce il giusto percorso.
Mia madre che mi mostra fiera le lucciole attorno casa, come se fossero lì per me. Ma che vuoi che importi alle lucciole del mio sguardo felice? La tavola è imbandita e scopro in me voglie che pensavo di non avere: l’insalata dell’orto, il sugo dei nostri pomodori. Camera mia rimane sempre uguale, reliquia di una versione più acerba di me stessa, non più adatta ad accogliere con lo stesso calore questa donna sperduta.
Ci sono strade che sono cambiate e facce che invece sono sempre le stesse, soltanto che alcune non riconoscono più la mia. Cosa passerà per la testa di quelli che si sorprendono: “Ah, ma sei tu!”? A volte ho l’impressione che mi rimproverino un’aria saccente di cui non sono consapevole. Forse è anche un po’ per questo che sono andata a votare senza convinzione, senza spirito di rivendicazione, ma con la coscienza pesante di chi è stato via per troppo tempo. Che diritto ho io di votare e decidere per questa comunità in cui non vivo da anni?
Tornare mi fa sempre un certo effetto e riscopro un amore per questa terra che non pensavo di provare. La parlata maremmana mi riempie di malinconia, la vista del mare mi stringe il cuore, persino le inefficienze per cui noi italiani siamo tanto famosi non mi fanno arrabbiare, rafforzano invece la mia nostalgia.
Stavolta più del solito perché mi sono sentita ancora più persa. Non qui e non altrove. Senza meta e senza via. Se una cartina l’avevo, l’ho dimenticata a casa e le indicazioni per trovare casa sono su quella cartina. Che sto facendo? Dove sto andando? E soprattutto, dov’è che voglio andare? Così quando ho visto quei papaveri augurarmi buon viaggio avrei voluto inchiodare le ruote dell’auto su quell’asfalto, sarei voluta scendere e avrei voluto gridargli in risposta: “Non lasciatemi partire!”.

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