Bruxelles les Bains – Disavventure acquatiche

rain
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Lampi che si confondono con le luci stroboscopiche di uno dei palchi del festival. Il tuono arriva con calma, segno che il temporale è ancora lontano. Il parco è perfetto, l’Atomium magico, la musica varia e coinvolgente. Non vogliamo abbandonare la nave prima che affondi, un po’ d’acqua non ci spaventa, rimaniamo.

L’unico palco riparato da un tendone viene sgomberato per ragioni di sicurezza, ma allora che senso ha avere un palco con il tendone?! E proprio mentre la massa borbottante di giovani cede alle direttive della polizia e si avvia verso gli altri palchi, comincia il diluvio.

Qualcuno corre a ripararsi sotto la tettoia naturale creata dai rami intrecciati di un gruppo di alberi, altri ignorano le grosse gocce e continuano a festeggiare, altri ancora si svestono il più possibile preferendo la pelle nuda ai vestiti fradici e appiccicosi. Noi corriamo verso gli alberi nella speranza che spiova in fretta, ma dopo lunghi minuti non accenna a calmarsi e anche gli alberi cominciano a cedere alla violenza della pioggia.

Non ci rimane che affrontare il muro d’acqua e correre verso il tram, non ha più molto senso restare. Nel giro di dieci passi siamo zuppi. La mia gonna si arrotola attorno alle mie gambe tentando di farmi lo sgambetto, i piedi scivolano pericolosamente nei miei sandali e gli occhiali sono così punteggiati di gocce che non riesco più a vedere due passi avanti a me. I miei compagni di disavventura non se la cavano molto meglio, anche se uno di loro ha la prontezza di spirito di raccogliere uno dei cappelli da cowboy – gadget del festival – come ricordo della serata.

Le strade sono semi-inondate e altri hanno avuto la nostra stessa idea anche se pochi corrono ancora, ormai siamo fradici fino all’osso! Inutile rischiare di scivolare e rompersi il collo. Alla fermata facciamo il conto dei danni mentre ci strizziamo: i cellulari sembrano salvi, mentre ci sono dei dubbi sui nuovi stivali di Giulia.

Un signore senza maglietta tamburella soddisfatto la sua panza abbondante in attesa del tram che preghiamo passi presto. Al suo arrivo, il tram si riempie pian piano di ulteriori anime gocciolanti; qualcuno decide di appendere le magliette bagnate sulle maniglie e l’idea viene presto imitata da altri. Qualcuno ride e scherza, altri rimangono taciturni, qualche matto si mette a fare flessioni usando le maniglie come appiglio. Nel frattempo il disgraziato del macchinista accende l’aria condizionata garantendoci almeno un raffreddore con torcicollo annesso.

Scendiamo tremando, lasciandoci dietro i sedili del tram puntellati di piccole pozze d’acqua. Altri cinque minuti di camminata sotto la pioggia ci separano dal piacevole caldo del focolare e da una doccia rivitalizzante. Che dire, a Bruxelles non mancano nemmeno i bagni di mezzanotte!

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