L’alba di un nuovo giorno

Amsterdam shoes

Un caffè discutibile, un bagno di stazione sovraffollato e sporco, l’operazione di rimozione delle lenti a contatto. Ore di fumo, ballo sfrenato e alcool. Minuti lunghissimi che si rincorrono in attesa di un treno cancellato. Il binario grigio puntellato di giovani ubriachi e sfiniti. Il treno che ignaro stride e si ferma. Un popolo di zombie sale sollevato perché finalmente può lasciarsi andare e dormire, è sulla via di casa.

La mia notte non è ancora finita, non voglio rientrare, non voglio dormire! I miei occhi trovano le grate del sottotetto, uniche finestre sul mondo esterno; il cielo è già di nuovo azzurro e un raggio di sole si intrufola tra le sbarre e mi guarda. Un piede sul predellino del treno, mi volto di scatto verso i miei compagni: rimango. La decisione è presa. Loro sono perplessi: mi guardano increduli, realizzano che non sto scherzando e diventano preoccupati.

Guardate il sole, la bella giornata, la vita là fuori! Non è un terribile spreco dormire? Una perdita di tempo. Un passatempo per le giornate di pioggia. La mia fermezza non li convince e ci dividiamo, loro sognando il momento in cui crolleranno nei propri morbidi letti e io verso una Amsterdam immersa nel silenzio delle prime ore del mattino.

Cammino perché se mi fermo rischio di addormentarmi. Amsterdam ritrova se stessa. Vuota, i turisti comatosi confinati nei letti di ostelli e sconosciuti, rinasce. I canali con le case abusive, alberi e fiori ovunque, le bici colorate e una sorpresa dietro ogni angolo.

Che ci fanno quelle scarpe appese al lampione? Rubo fiori dai vasi di un paio di appartamenti arredati con gusto e probabilmente un sacco di soldi. Cammino e ritrovo piazze che solo poche ore prima erano gremite, adesso deserte e mute. Prendo un caffè nell’unico posto aperto e il giovane al banco mi accoglie con il fresco sorriso di qualcuno che ha dormito; io faccio del mio meglio con il mio sorriso sconvolto e i miei occhi rossi. Mi concedo cinque minuti su una panchina in pieno sole e un signore con il giornale decide di farmi compagnia, non mi rivolge la parola ma osserva benevolo la mia aria sconvolta.

Cammino: passo dopo passo brucio stanchezza e per le nove la mia mente è di nuovo sveglia e lucida. Anche la città comincia a rigirarsi nelle pieghe del nuovo giorno con timidi tentativi di risveglio. Gli spazzini sono sempre i primi a emergere; lavorano discretamente creando un quieto ponte tra la vita notturna e l’inizio delle attività giornaliere. C’è sempre qualche appassionato sportivo che corre cuffie ben infilate nelle orecchie e poi i primi lavoratori.

“I miracoli della vita sono racchiusi in momenti tanto brevi che non val la pena di sprecarli dormendo.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...