Regole per un tour on the road tutto risate

Brunilde in Puglia

Prima regola di una vacanza in macchina: il navigatore non ha sempre ragione.

Parlo per esperienza, il navigatore va interpretato. Il nostro è stato soprannominato il Brucaliffo e nel corso dei primi dieci minuti di conoscenza ci ha insegnato il significato di ‘tenersi sulla destra’, ci ha ordinato di fare inversione a U su una rampa di accesso all’autostrada e ci ha introdotto all’uso del termine ‘ricalcolo’.

A farla breve insomma, dopo averlo usato la prima sera con l’entusiasmo di due principianti che sperimentano un nuovo fantastico gadget elettronico, lo abbiamo abbandonato e praticamente più usato.

Alla prima occasione il Brucaliffo si è vendicato, complice la nostra completa ignoranza dei differenti formati delle coordinate geografiche, e ci ha fatto vagare per quasi due ore nella campagna tra Martina Franca e Ostuni (Puglia) prima di concederci di raggiungere la Masseria Selvaggi nostra destinazione originaria.

Non contento, il perfido, ci ha obbligate ad attraversare per ben due volte il centro di Martina Franca e basti dire che in seguito all’esperienza non abbiamo più voluto mettere piede nella cittadina malgrado gli elogi della tipa dell’ufficio turistico di Ceglie Messapica. Presentandoci inoltre al proprietario della Masseria Selvaggi chiedendo di visitare “posti piccoli dove è facile parcheggiare, dove non guidano come matti e dove non è necessario attraversare Martina Franca per raggiungerli”.

Ma l’ultimo sopruso, quello che ha fatto traboccare il vaso, è stato il tentativo di farci arrestare attirandoci verso il centro di Polignano a Mare senza avvertirci della zona a traffico limitato. Fortunatamente i nostri occhi attenti hanno scoperto la trappola e corretto la rotta. Dopodiché il maligno è rimasto acceso solo per farci compagnia e non abbiamo più seguito una sua sola istruzione.

Seconda regola: sapersi adattare agli stili di guida regionali.

In Puglia, per quanto abbiamo potuto dedurre dalla nostra esperienza, l’uso del clacson è un must, anzi forse più una religione. Prima di tutto si suona il clacson, poi si vedrà. Naturalmente gli indigeni sono istintivi interpreti dei diversi tipi di strombazzamento il cui significato varia da “Hey bella!” a “Ma guarda sta stronza che cazzo fa!” e ancora “Muoviti!” o il più discreto “Attenzione passo io”, mi si perdonino le approssimazioni.

Non essendo noi native del posto abbiamo incontrato alcune difficoltà a dialogare, anche se a essere sinceri verso la fine del viaggio ogni esitazione e timidezza era scomparsa per far spazio a fantasiose rielaborazioni strombazzanti: l’importante è buttarsi, il significato esatto si sviluppa solo con tanto studio e ripetizione.

Prima buttarsi e poi pensare, sembra essere il secondo comandamento della guida Pugliese. Certamente la segnaletica priva di ogni logica non aiuta, ma l’ardire dei connazionali pugliesi è a dir poco scioccante.

La presenza di un semaforo nel bel mezzo di una strada provinciale altrimenti sgombra è altrettanto inspiegabile quanto l’assenza dello stesso in un incrocio di quattro strade in pieno centro cittadino dove è permesso imboccare ogni possibile direzione da qualsiasi provenienza. Quando poi questo è intasato dal traffico dell’ora di punta gli esiti possibili sono solo due: restare paralizzati dall’attraversamento apparentemente impossibile e scatenare la rabbia degli altri autisti resa manifesta dal suono di innumerevoli clacson oppure buttarsi nella mischia e fare in modo di essere quelli che ne escono meno ammaccati.

Noi ovviamente, conducenti fedeli a un codice della strada obsoleto, siamo rientrate nel primo gruppo. A nostra difesa guidavamo una macchina a noleggio con copertura assicurativa sui danni solo parziale e ci sembrava più intelligente sfidare l’ira dei martina-franchesi che sborsare centinaia di euro per un graffietto.

Terza regola: assicurarsi di essere da soli quando ci si lancia in una invettiva contro il parcheggiatore di turno.

Possiamo far risalire l’evento in questione a un generale senso di ilarità e vergogna dovuto a una precedente perfetta scena fantozziana.

Dopo esserci riempite lo stomaco con un ottimo pranzo in un elegante ristorantino del centro storico di Locorotondo decidiamo di fare i quattro passi necessari per raggiungere il bar vicino e prendere un caffè. Mentre io ne approfitto per usare il bagno, la mia compagna di avventura ingaggia il barista in una conversazione allo scopo di estrapolargli i segreti della vita notturna locale. Al mio ritorno il bel giovane finisce di elencare i locali più popolari, mentre noi due finiamo il caffè. Soddisfatte delle informazioni decidiamo che è ora di rimettersi in marcia e salutando e ringraziando ci avviamo all’uscita quando il tipo richiama la nostra attenzione con un “Ah, ma…”, da noi interpretato come “Aspettate, c’è anche quest’altro locale…”, che spiega la nostra reazione entusiasta “Siiii”, mentre lui chiarisce con un gesto eloquente “… i caffè?!”.

Mortificate facciamo a gara per scusarci e in tutta fretta paghiamo il maledetto euro e sessanta, così piccolo da farsi dimenticare. Maggiori scuse accompagnano la nostra sortita ed è con questo spirito colpevole che ci siamo dirette verso Brunilde, la nostra auto.

Da diversi metri di distanza notiamo una macchina parcheggiata pericolosamente vicina al fondo schiena della nostra e volendo trovare al più presto dei criminali più rei di noi cogliamo la palla al balzo e cominciamo a insultare l’incauto parcheggiatore a gran voce. Giunte alla macchina continuiamo a lamentarci mentre valutiamo se la manovra è fattibile seppure con molta pazienza, nel frattempo un uomo si avvicina e sale sulla macchina incriminata.

Già ringraziando la nostra buona stella attendiamo che il figuro faccia manovra e se ne vada, lui che non ha nessuno parcheggiato dietro, ma questi si allontana di un metro e ci fa segno di procedere così che possa occupare il nostro posto una volta liberatolo. Subito ci sorge un dubbio terribile: non è che intente a far cagnara siamo passate accanto all’uomo che sentendoci ha deciso di venire in soccorso a due impedite come gli siamo sicuramente sembrate? Il dubbio rimane e forse è meglio così.

Quarta regola, anche se stavolta non c’entra la macchina: portare sempre un paio di occhiali da vista di riserva.

Rilassarsi sugli scogli di Monopoli sotto un bel sole primaverile assaporando un’arancia comprata al mercato può avere dei risvolti negativi, ovvero rilassarsi troppo. Il mio stato di beatitudine era tale per cui agganciati gli occhiali alla maglia in modo alquanto precario mi sono alzata e poi piegata senza pensare e questi, traditori a due lenti, si sono tuffati nell’unico crepaccio profondo e irraggiungibile di tutta la scogliera. Ho sperato di aver visto male. Ho cercato in ogni anfratto raggiungibile con mani, braccia, piedi, bastoni, nulla. Gli occhiali hanno visto il sole, il mare, il bel tempo e fatti due conti hanno deciso che a Bruxelles con me non ci tornavano proprio, piuttosto morivano disintegrandosi su una roccia coperta di salsedine.

Il lato positivo è che sono stata costretta a provare le lenti a contatto non avendo altri occhiali e non restando nello stesso posto per più di dieci ore. Quello negativo è che il fattaccio si è verificato attorno al mezzogiorno obbligandomi ad affrontare il pranzo in osteria senza occhiali con grande soddisfazione dell’oste che si è divertito a prendersi gioco di me. Mi ha presentato un menù a caratteri giganteschi e si è dilungato in dettagliate descrizioni fotografiche del cibo malgrado gli avessi spiegato che infondo ci vedevo abbastanza, di certo a sufficienza per vedere quello che mi veniva servito!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...