Infine a sud di Roma

Pulizia del pesce - Monopoli

Mentre i politici decidevano con calma della sorte del nostro paese e di noi italiani tutti finendo per ignorare il popolo stesso perché tutti troppo presi a curare i propri particolaristici interessi o a prendere posizioni di punta controproducenti, io me ne sono andata a scoprire quel sud che in ventiquattro anni della mia vita non avevo mai visitato.

Vivere all’estero ha migliorato il mio inglese, ampliato i miei orizzonti e fatto comprendere quanto ami il mio paese. Ho cominciato a capire perché così tanti stranieri vengano a passare le loro vacanze in Italia tessendone le lodi.

La signora Dina, la proprietaria del bed and breakfast ‘la Ginestra’ di Civita, ci ha raccontato come le è nata l’idea di aprire un b&b dopo la pensione: ascoltando i turisti in visita ha cominciato a guardare i suoi luoghi con gli occhi di chi certi paesaggi non li ha mai visti ed è quindi capace di apprezzarne l’unicità. Chi in un luogo tanto bello c’è nato paradossalmente lo da per scontato perché rappresenta la sua quotidianità.

Dina, di cui non so il cognome perché persino nel campanello di casa c’è scritto Dina, tratta gli ospiti come fossero figli suoi e apparecchia la tavola della colazione con il servizio buono. Le torte, i biscotti, le marmellate e i succhi sono tutti fatti in casa, in parte con l’aiuto della nipotina. Se non assaggi almeno un pezzetto di ogni leccornia rischi di offenderla. Tra un cappuccino e una fetta di crostata Dina e Gianluca, il figlio, ti raccontano la storia del parco del Pollino e pozzi di sapere popolare sono felici di rispondere a qualsiasi domanda.

Il sole e il verde è per noi il regalo più bello e camminiamo senza fermarci alla ricerca della vetta per godere del panorama. Le indicazioni per strade e sentieri sono povere o inesistenti, ma è tutta una strategia per spingerti a rivolgerti alla gente del posto che è sempre felice di indicarti la strada. Noi ci perdiamo e alla fine la vetta non la raggiungiamo, ma vediamo prati verdi e fioriti accanto a rocce nude e in lontananza una striscia di mare. È caldo, sudiamo, ci scottiamo e siamo felici.

I pugliesi guidano come pazzi servendosi di una segnaletica messa senza criterio e abusando del clacson regolarmente: sono calorosi. Scherzano volentieri e ti fanno sentire subito a casa. Non hanno la cortesia rispettosa dei belgi o la freddezza degli inglesi, non l’entusiasmo esagerato degli americani o la precisione degli svizzeri, il loro benvenuto è allegro e genuino: sei subito un compare, un amico. D’altro canto a noi ci scambiano sempre per straniere, sarà la macchina fotografica o l’aria persa, Saray sostiene che sia il mio abbigliamento, ma anche quando sono in jeans e maglietta il tipo all’angolo ci apostrofa con un “Sorrrry?! English? Bonjour…”. A me un po’ dispiace, se all’estero passare per non italiana stuzzica il mio orgoglio, in patria mi piacerebbe essere riconosciuta dai miei conterranei.

Gregorio è più abituato agli ospiti dell’Agriturismo, si vede che lo fa da anni. Questo non gli impedisce di intrattenersi con noi per lunghe chiacchierate sul luogo e sulla sua attività, complice anche il fatto di essere le uniche ospiti. Ci suggerisce le rosticcerie di Cisternino; se il cibo fosse musica le bombette della rosticceria l’Antico Borgo sarebbero la nona di Beethoven, semplicità e delizia.

A passeggio nei borghi della valle d’Itria i nostri passi risuonano nel silenzio della bassa stagione e quasi ci sentiamo di invadere la calma di questi paeselli bianchi. Un arco e poi una svolta ed eccoci nella corte interna della casa di qualcuno, i balconi sono ricchi di piante e una scala tutta storta si inerpica verso la porta d’ingresso. Un muratore lavora alla ristrutturazione di un vecchio trullo e ci osserva sospettoso. Un gruppo di volontari è dedito alle pulizie di Pasqua della chiesa e ci ignora continuando la propria conversazione. Un operaio delle ferrovie invece approfitta della nostra presenza per attardarsi a scambiare due battute divertendosi a provocare l’ira del suo superiore. A Locorotondo un giovane barista ci da indicazioni su dove andare per partecipare alla vita notturna del posto e noi per tutta risposta ci lasciamo incantare e quasi ce ne andiamo senza pagare il caffè.

Il cibo è sublime ovunque: agnello, capretto, bombette, salsicce, orecchiette, ricottine, mozarelle, burratine, taralli, frise e naturalmente buon vino. Tutto semplice, rustico, freschissimo e genuino. A Monopoli la pulizia del pesce si fa sugli scogli, nonni e nipoti insieme. La bambina più grande si rifiuta di farsi fotografare, mentre la minore rimane vicina al nonno che mostra il bottino con soddisfazione. Il mare ci chiama e rimaniamo sugli scogli per ore mangiando arance succose comprate al mercato. È così rilassante semplicemente rimanere sotto il sole a godersi il bel tempo e la regolarità delle onde. Tanto bello che i miei occhiali decidono di rimanere e si tuffano in un crepaccio profondo tra due scogli, addio grigia Bruxelles! La gentilezza e la pazienza di un giovane ottico del posto mi convince a convertirmi alle lenti a contatto e sono pronta a rimettermi in viaggio.

La vigilia di Pasqua siamo a Polignano a Mare dove rimaniamo impressionate per qualche minuto dalle statue del Cristo e della Madonna in processione, ma poi da brave atee decidiamo di darci al vino attirate dall’aperitivo musicale dell’enoteca il Fermento.

Le uniche città visitate sono state Lecce e Bari, entrambe un po’ di corsa. Solo verso la fine del soggiorno cominciavamo a riadattarci ai ritmi della vita all’italiana. Dimentiche di non essere più nel nord Europa pretendevamo di poter entrare in chiese e luoghi di interesse all’ora di pranzo invece di goderci la vita e mangiare a volontà per poi invadere le decorate vie cittadine verso le cinque del pomeriggio.

I nostri ritmi sono fatti per i rituali, per la vita in famiglia, per le tradizioni. Onoriamo le pause mentre i nostri cugini del nord tirano a dritto accumulando ore per finire il lavoro il prima possibile e conquistare qualche ora per se stessi. Al sud il lavoro diventa contorno della giornata, mai veramente finito, ma nemmeno mai veramente separato dal resto, forse per questo un ospite non è mai veramente soltanto ospite, ma anche un po’ amico e un po’ famiglia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...