Baldracche Chic

Sperando di non offendere nessuno, e non è di certo mia intenzione quanto piuttosto fare un po’ di ironia, inserisco questo testo che è stato ispirato da tre diversi avvenimenti. Ho voluto farne un testo unico perché il filo conduttore mi sembrava lo stesso: la figura delle signorone chic. Spero di strappare qualche sorriso e accoglierò volentieri ogni commento.

Baldracche chic

Da piccola il fumo mi ha sempre attirata, sarà per le nuvolette che crea, sarà per l’aria di mistero che sembra circondare chi fuma, di fatto mi son sempre detta che prima o poi avrei provato. E così è stato. In particolare però, nella mia memoria di peccatrice in erba, sono rimaste impresse quelle sigarette fini fini e lunghe che si vedono fumare alle signore di classe. A me quelle sigarette ricordano i vecchi film di una volta, dove le signore di un certo ceto sociale andavano in giro a fumare le sigarette infilate in un bocchino d’avorio lucido. Per questo mi è rimasta, all’età di ventidue anni compiuti, un’estrema curiosità per questi articoli di commercio che mi sono infine decisa ad acquistare.

In questi casi è bene non farsi vedere ignoranti dall’edicolante, ci si può permettere d’esser maldestri a quindici anni, ma dai diciotto in poi o si entra per chiedere un pacco di sigarette con sicurezza, o non si chiedono per niente. Io, per evitare brutte figure, utilizzo una strategia di ricognizione. Entro in un tabacchi che ha già qualche cliente dentro così che se girello un po’ in avanscoperta il commesso non mi scoccia subito con un: “Cosa desidera?”. Mi inoltro nella sezione cartoleria alla ricerca di una penna, tanto quella serve sempre, e nel frattempo butto occhiate precise agli scaffali pieni di sigarette. Individuo i pacchi allungati e ne leggo i nomi.

Li riconosco subito, sono quelli con appellativi altisonanti come Vogue, Cartier etc. Scelto il pacchetto mi avvio alla cassa e con nonchalance chiedo la marca. Se ce ne sono di più tipi chiedete il colore, tanto nemmeno i negozianti sanno perché sono di tre colori diversi!

Ecco, io con questa tecnica sono finita al banco chiedendo: “Questa (la penna) e un pacchetto di Vogue verdi.” Ripensandoci, una delle signore chic a cui penso quando provo il desiderio di fumarmi quelle sigarette non si sarebbe mai basata sul colore per fare l’acquisto, ma chissene eh! Avevo finalmente tra le mie mani il pacchetto pagato a peso d’oro e sentivo la mia curiosità vibrare emozionata… Come sarà provare il gusto di una Vogue? Incapace di attendere ho tolto la plastica e la pellicola argento con trifogli verdi che proteggevano il mio agognato premio. Il pacchettino è striminzito e ornato da una strisciolina del verde acido che io amo tanto, finché non scopro che il colore verde identifica il gusto delle sigarette: menta. No! nooo! ma come cazz’ gli viene in mente?!

Eh sì che le mie care signore non possono permettersi di avere l’alito puzzolente come quello di un povero operaio che fuma un qualsiasi tabaccaccio, non è chic! Loro devono, pur fumando, profumare sempre di menta fresca appena colta… ma allora non fumate accidenti a voi! Mentre proseguo in quello che è ormai diventato un esperimento dall’esito incerto e tento di sfilare con stile la sigaretta stretta come sardina in mezzo ad altre diciannove in un pacchetto anoressico, ripenso agli altri colori: rosa e… azzurro? Chissà che altre porcherie di sapori avevano creato! Tutto sommato sono felice di essere rimasta fedele al mio verde acido.

Accendo la punta e respiro. Ehi aspetta! Non arriva nulla! Ah no, ecco ecco… È solo che è così lunga che il fumo ce n’ha di strada da fare prima di raggiungere la mia gola in attesa. Respiro, devio verso il naso, espiro, assaporo. Ma che diav… Come le molliche di pane di Hansel e Gretel il mentolo marca e sottolinea la strada che ho fatto fare al fumo. Come quando si fanno gli impacchi con il Vix per il raffreddore e tra i fumi, per errore, respiri con la bocca e poi sputacchi perché senti Vix ovunque e non sai come liberartene; alla fine ti rimetti a letto con la sensazione che qualche casalinga rimpicciolita ti sia entrata nelle vie respiratorie e ti abbia lavato ben bene con del Cif al mentolo.

A questo punto sono indecisa sul da farsi: continuare a soffrire così o buttare i cinque euro di sigarette dritte dritte nel primo bidone che vedo? Decido che tanto vale perseverare e nel farlo mi rallegro di una cosa soltanto, malgrado il mentolo, l’odore di tabacco rimane e tra me e me ridacchio per a sconfitta delle donne alla ricerca dell’alito perfetto.

***

Diciamolo, ultimamente ce l’ho un po’ con ‘ste signorone, e per calarmi più nel personaggio ora mi accendo una Vogue che sa di mentolo e profuma di tabacco. Dicevo… le riconosci subito. Sulla cinquantina, capello tinto, trucco non esagerato, ma coprente, possibilmente occhiali da sole tutto l’anno, pelliccia in inverno, borsa firmata e tacco di qualità sempre. Ah, se fumano: Cartier o Vogue. E, per l’amor di Dio! non dimentichiamo la boccetta di profumo in quantità esagerata e di marca, per carità! Che prima di vederle di sicuro le annusi.

Siccome c’hanno cinquant’anni, ma rimpiangono i venti, rincorrono ancora le mode, forse anche di più di quando erano ragazze, ma si credono di avere diritto a rispetto e privilegi riservati alle signore dai settanta in poi. Premesso che personalmente rispetto tutti, soprattutto chi non conosco, e do del lei a chiunque dimostri una decina d’anni in più di me e, aggiungo, sono convinta che i giovani della mia generazione non siano cafoni o arroganti, almeno non tutti, porto di seguito un esempio a giustificazione del mio momentaneo rigetto per questa categoria di donne adulte.

Giorni or sono attendevo la corriera, come dicono ad Arezzo, per tornarmene da Siena a Grosseto. Visto che di solito non mi piace aspettare con le mani in mano, leggevo. Al giungere del mezzo blu con scritta luminescente “Grosseto”, metto l’indice tra le pagine come segnalibro e con calma mi dirigo alla portiera. Ai lati del mio campo visivo compaiono due, anzi tre soggetti di cui sopra che con cipiglio battagliero e velenoso si gettano tra me e la porta che si sta aprendo. In cagnesco, “Non t’azzardare!” par che dicano, squadrando me e un paio d’altri studenti in attesa, si gettano alla conquista del bus ancora pieno di gente che a Siena, in verità, voleva scendere. Inevitabilmente la mia mente se le immagina come Medusa: serpenti ovunque pronti a staccare una mano a chi gli si para difronte. Sul pullman è tutto un frettoloso e nevrotico farsi strada. Mio, mio, mio! E poi non contente s’azzuffano controcorrente per timbrare il biglietto, cosa che non hanno fatto con ordine salendo perché un ragazzo, ah zotico e marrano, stava proprio per sedersi, proprio lì, al loro posto!

Ma siediti e sta buona cazzarola! Che il pullman è mezzo vuoto e di posti puoi prenderne anche tre! E il biglietto già che ti sei scordata aspetta! Quando son tutti saliti, prima che il pullman riparte, c’hai tutto il tempo d’alzar quel culo firmato per obliterarlo! E invece no, perché loro aspettare non possono, oddio sia mai! Ah, sedute finalmente. Ma quel muso arrogante non scompare. Arrabbiate e avvelenate vorrebbero per caso un bus tutto per loro?

Al posto mio stavo comoda, mp3 nelle orecchie, libro sotto gli occhi e sì, confesso, borsa e giacca al mio fianco. Gesù mio si salvi chi può, occupavano un posto intero! Io ammetto, perdonatemi, ero distratta, o meglio, immersa tanto nel mio passatempo che non mi guardavo affatto intorno. E solo dopo un po’ alzo lo sguardo, così, per caso. E che mi vedo? Chi mi squadra? Occhi roventi di donna impellicciata, peggio ancora! in piedi! in attesa del posto che la mia giacca scaldava. Orrore e paura, mi affretto a liberare il seggiolino e quella a dir poco manco aspetta e quasi mi schiaccia una mano nella fretta. Si fa bella larga, che ‘nsomma, magra n’era! e io penso: “Cacchio ma non me lo poteva di’ che sedersi qui si voleva? Bastava gentilmente picchiettarmi sul braccio e chiedere se il posto era occupato. Mica le dicevo urlando irritata, eh no vecchia baldracca quel posto l’ho pagato ed è mio per la giornata!”

Ormai comincio a temere che senta il mio pensiero poco elegante perché, chissà come, mi squadra con sopracciglio sempre più pesante. E durante tutto il viaggio se non dorme, si gira verso di me guardandomi cattiva, come a volermi accusare dei mali di ogni governante. Per fortuna che io ho di che intrattenermi, sennò prima dell’arrivo gliel’avrei detto: “Che c’hai dei problemi? No? Allora guarda a brutto muso qualcun’altra!”

Ecco perché, se oggi o domani m’incontrate è meglio se non portate né pelliccia, né scarpe firmate.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...