Alcol e Mani di Seta

Sono stata in Irlanda più di una volta ed è uno di quei luoghi che pur essendo straniera mi fa sentire a casa. Ho girellato per le vie di Dublino tentando di perdermi e scoprire qualcosa di inaspettato e in uno di questi vagabondaggi mi sono imbattuta in un agglomerato di vecchie case abbandonate e diroccate che mi ha ispirato questo piccolo brano.

Alcol e mani di seta

Una bottiglia vuota rotola ai suoi piedi, la calcia lontano. Un uomo sta vomitando nell’angolo mentre una donna attende sulla soglia della sua casa diroccata; le finestre sono sbarrate da tavole marce inchiodate, i vetri per la maggior parte rotti. All’interno si sente il pianto di un bambino. Lontano, forse nel parco, un ragazzo canta stonato, è ubriaco come quasi tutti da queste parti a quest’ora. Eppure non è così tardi. Lise si stringe nel giubbotto mentre percorre gli ultimi trecento metri verso casa. Non ha freddo, teme il suo vicinato. Di giorno le case sgangherate e l’aspetto martoriato della strada sono affascinanti, un luogo vecchio stile, non perfetto, un luogo dove si può trovare la vera umanità, quella fatta di carne e sentimento, quella dove i soldi non contano. Ma di notte, di notte quegli angoli diventano bui, vi si rintanano gli ubriachi nel migliore dei casi, i violenti molto più spesso di quanto si speri, e Lise ha paura. La pelle si rizza in allerta e cammina frettolosamente, con un solo obiettivo, non si guarda nemmeno intorno, evita gli sguardi, vuole solo arrivare a casa, sana e salva.

A volte continua a chiedersi perché insiste ad uscire, ormai la routine la dovrebbe conoscere! All’inizio è tutto bello, tranquillo, musica decente, a volte buona, pub accoglienti, a volte fin troppo straripanti, e poi il bere, solo una pinta per sé, ma gli altri non sembrano dello stesso avviso, se poi è gratis per via di qualche offerta, allora! Le nove spesso bastano, la maggior parte delle persone è già ubriaca. E a quel punto puoi solo decidere se raggiungere gli altri e perdere i sensi, le sensazioni, i ricordi, o tornartene a casa. Il mondo degli ubriachi ha perso senso per lei, l’alcol illude le sensazioni, sembra amplificarle e in realtà le vanifica, questo è quello che pensa. Nel pub delle mani l’hanno gentilmente invitata a ballare, mani di seta, così morbide e soffici che mai ne aveva toccate. Mani di re, probabilmente non avevano mai fatto un lavoro, non presentavano segni di usura, come se fossero sempre state guantate, protette perché di inestimabile valore. Il tocco di quelle mani la incanta, ma quando guarda chi le possiede e vede in lui il sorriso sghembo di chi non riconosce chi ha di fronte perché potrebbe essere chiunque, la sua gioia si estingue, il viso di Lise, pronto a sorridere si indurisce, automaticamente giudica, allontana. Prova a forzare se stessa, prova a dirsi che va tutto bene, ma è istintiva la linea difensiva che corruga la sua fronte, riduce gli occhi a fessure. Non deve nemmeno dire all’uomo che le teneva le mani in quelle sue così soffici di lasciarla andare, non deve sforzarsi di inventare una scusa, quello sguardo che inconsciamente ha allenato è più vivo di un no, più chiaro di qualsiasi protesta. Le mani la abbandonano, si allontanano barcollando. Perché, Lise si chiede con forza, perché ci pare che l’alcol sia così importante? Non ci stufiamo forse del suo effetto? Non realizziamo forse il suo inganno? Dov’è che vediamo il vantaggio nel non sentire nulla! Né un taglio, né il brivido di un nuovo bacio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...