Natale 2010

Rimanendo in tema di viaggi: qualcuno forse ricorderà la nevicata del Natale 2010 che ha bloccato diversi aeroporti europei, anche quelli solitamente più organizzati, e impedito a più di una persona di tornare a casa per le feste, o di andare in vacanza come programmato da settimane. Io ero in Irlanda per la borsa Erasmus e non sono potuta tornare a casa, ma sono tra quelli più fortunati. Infondo io avevo ancora un appartamento dove andare e rimanere finché la situazione non si fosse normalizzata e l’unico aspetto negativo è stato quello di dover rinviare programmi fatti con amici e parenti che non vedevo da qualche mese, insomma, niente di grave. Passare la giornata all’aeroporto di Dublino però mi ha permesso di osservare la gente, e me stessa, in una situazione straordinaria. Questo è il risultato che vi invito a commentare.

The flight is cancelled

GAA is sorry to inform you that due to adverse weather conditions Dublin airport is closed to all flights. È cominciata così. La voce che dovrebbe essere meccanica trema ed è allora che chi aspetta non ha nemmeno la forza di arrabbiarsi. Anche quella voce è stressata, è probabilmente in piedi già da ore e da altrettante cerca soluzioni. Quella voce in questo momento odia la neve quanto te. Un bambino in braccio ad una donna piange disperato. Accanto un uomo adulto piange anche lui. I nervi saltano. Le aspettative crollano. Piani e programmi si sfaldano. Attention please, the following ryanair flights are cancelled: FR1240 to Bercelona, FR4875 to Venice, FR7453 to Liverpool and FR6352 to London Gatwick, FR1002 to London Heatrow, FR3210 to Paris. We inform our passengers to rebook their flight online and that there are no flights available to european destinations before the 28th except for UK destinations. La lista si allunga ogni momento e vedi espressioni. Gente che nella sua mente fa i suoi conti, ascolta le inflessioni della voce trasmessa dal megafono e prega che il suo volo non sia tra questi. Dei segnati dal destino vedi le braccia trascinare arrese le valigie, i bambini a carico. Qualcuno ha ancora la forza di protestare allo sportello.

Com’è possibile!

Devono, devono trovare un modo di farli tornare a casa, di farli partire di riunirli con cari e parenti. I pochi fortunati, quelli con la lucina verde accanto al numero del volo procedono l’avventura. Spediscono bagagli, passano controlli, speranzosi. Dall’altra parte l’aeroporto è quasi vuoto. La folla è altrove. Passati i controlli c’è silenzio. Tutti sono in attesa. Qualcuno si aggira tra i negozi, ma le facce sono quelle di fantasmi. Nessuno è veramente presente, nessuno sa cosa succederà.

Si parte o no?

Una donna racconta alla cassiera di essere lì per la terza volta di seguito. Oggi spera proprio di riuscire a tornare a casa. Uno ad uno con il perseverare del vento e della neve i voli cadono. Attention please, the air lingus flight number 9432 to Rome Fiumicino is cancelled. Persone si guardano incredule. Non sanno dove andare, che fare. Qualcuno più organizzato, che forse aveva già accettato questa possibilità nella sua testa si dirige con più decisione.

Ok, dove posso riavere il bagaglio? Bene. Sì una camera per stanotte. Domani guardo che opportunità ci sono con altre compagnie.

Le famiglie vengono avvisate.

No. No. Non vengo per Natale! Eh, lo so! No, te l’ho detto non ci sono voli disponibili fino a capodanno.

Mezzi di trasporto ormai quasi dimenticati vengono riscoperti. L’essere su un’isola rende tutto ancora più complicato.

Ma i traghetti vanno? E poi a Londra è uguale eh! Anche peggio! Sì ma c’è il tunnel.

Idee prodotte da teste diverse vengono commentate tra sconosciuti, nuove possibilità valutate, strategie e soluzioni studiate. Vecchi, bambini, studenti, madri, padri, giovani in viaggio per lavoro o vacanza, ci sono pianti, urla, gesti frenetici, corse agli sportelli, facce disperate.

Voglio andare a casa! Fatemi andare a casa!

E in quest’era di trasporti e comunicazione sembra impossibile che uno non possa tornare a casa quando vuole e come vuole. Che debba invece passare Natale dove si trova punto e basta perché non c’è altro modo.

Una volta chiara la situazione per la giornata, il tempo non vuole saperne di darsi una calmata e gli addetti rientrano ricoperti di neve scuotendo la testa, la gente spinge per andarsene. Il traffico si congestiona. Un’intera popolazione sta tentando allo stesso momento di fuggire dallo stesso luogo attraverso troppo poche strade. I taxi viaggiano con precauzione perché la neve rende tutto scivoloso. Camion escono di strada. Vien da pensare che è in corso una catastrofe. Ma è inutile arrabbiarsi, è inutile stressarsi e urlare, è inutile piangere e disperare. Non ci si può far niente se non aspettare con pazienza. I bambini vengono consolati alla buona, le madri stanche ma premurose. I vecchi dall’alto della loro esperienza non muovono un dito, siedono e aspettano. I giovani con rimostranze si arrendono e a gruppi commentano approfittandone per fare nuove amicizie oppure al telefono si lamentano con parenti a loro volta delusi.

E in tutto questo lo spirito del Natale giace sepolto nella neve che ancora imperterrita cade.

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