Geisha

Sola, piccola Geisha. A te sa anche dire di no. Sola.

Perché piangi? Non fa male, è solo un’occasione perduta. Ce ne saranno altre.

No, no no no! È una collezione intera di movimenti che è andata bruciata nell’attimo che ti è servito per quelle parole. Movimenti di cui avevo bisogno; ero, sono, in riserva.

Sei così bella che mi fai male, così importante che stando con te sento dolore. Per questo me ne sono dovuto andare, per questo di un’ora durante il giorno ti sei dovuta accontentare.

Ma io sono donna e non geisha e quindi mi sento male. Annebbiata, con la gola annodata e l’occhio rosso fuoco, la mente tanto malata. Non farò nulla. Non ci riesco. Voglio solo dormire.

TORNA! Rimani.

Arrabbiata per essermi fidata, per averci sperato. Hai sempre detto che questa strada mi vedeva sempre in testa, con te solo qualche passo più indietro, ma qui è quando mi superi con un sorpasso azzardato e toccandomi mi fai cadere. Lì rimango, più per l’incredulità che tu possa averlo fatto, che tu non senta il mio silenzioso richiamo a girarti, che tu non percepisca quel che sento. Tu sempre così sintonizzato sulla mia stessa frequenza, sempre così attento. Lì con le mani sulla sbucciatura lieve che pare bruciarmi troppo. Io sola. Tu nello slancio in avanti.

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